Spremute di chicchi al vetro

Dedico questa categoria alle riflessioni non legate alla scrittura, ma ai piccoli pensieri e passioni che fanno parte della mia vita quotidiana.

La verità degli specchi

A causa di diversi impegni ho lasciato questo blog senza posts per molto tempo, ma ora ho deciso di ricominciare a scrivere di nuovo in questa postazione virtuale. Qualche mese fa trovato questo papercraft, abbastanza interessante, su di una creatura che appare nel film Alice nel Paese delle Meravaglie della Disney.

                               >Alice in Wonderland | FREE paper models

Devo ammettere che questo insolito personaggio mi ha fatto riflettere sugli specchi e su come essi influenzino la nostra fantasia. Lo specchio, a livello folkloristico e antropologico, è un accessorio che ha avuto sempre delle connotazioni magiche, a causa della sua proprietà di riflettere il mondo circostanze. Spesso mostra qualcosa in modo oggettivo, ma, a volte, non lo fa. Questa affermazione può sembrare un po’ criptica, tuttavia siamo noi, a volte, a scegliere che riflesso vedere. Forse per questo motivo esiste il modo di dire che afferma che gli specchi sono ingannatori, ciononostante può accadere che non sia lo specchio ad imbrogliarci, ma noi stessi. Ricomporre i pezzi dell’immagine della nostra anima è, da sempre, il puzzle più difficile.

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Una pianta di carta molto affamata

Qualche mese fa, tra i vari pensieri e le più disparate idee creative, mi è ritornato in mente un film che ho visto quando ero ragazzina. Si tratta di La piccola bottega degli orrori di Frank Oz. È una commedia nera musicale fantascientifica, la quale è stata tratta da un musical. Quest`ultimo, a sua volta, ha preso spunto da un film omonimo, realizzato dal regista Roger Coleman. La trama è sempre la stessa, sebbene ci siano alcune differenze nel musical e nella versione di Frank Oz. La piccola bottega degli orrori, devo ammetterlo, è una curiosa scatola cinese del mondo dello spettacolo e uno dei personaggi, la pianta Audrey II, mi ha sempre incuriosito. Mi è venuto, quasi per caso, il desiderio di sapere se in rete vendessero dei pupazzi che la riproducessero. Non sono riuscita a trovare niente di tangibile, ma, durante le mie ricerche, mi sono imbattuta in questo tutorial Audrey II from Little Shop of Horrors, il quale spiega come realizzare un Audrey II con carta e gesso.

Audrey II from Little Shop of Horrors

Audery II è una figura inquietante e divertente allo stesso tempo, rappresenta, in un certo senso, il lato oscuro più profondo nell’animo umano, il quale è meglio non nutrire mai. È paragonabile, sotto molti aspetti, alla infinita sete di sangue dei vampiri e degli oscuri esseri creati da Clive Barker in The Hellbound Heart. Infatti il prezzo, che questa macabra pianta richiede per i suoi servigi, è incredibilmente alto e Seymour se ne accorge subito, esattamente come Faust, quando quest’ultimo prende coscienza di quanto gli costerà l’aiuto di Mefistofele. I due protagonisti non si libereranno della pianta neanche alla fine, perché è come il Blob, nel film di Irvin Yeaworth, e La Peste di Camus, non può essere distrutta, poiché è impossibile per un essere umano liberarsi del suo lato oscuro. Mentre costruirò questo modello di carta pesta, continuerò a cercare un negozio online che venda il pupazzo di Audrey II. Spero che la mia ricerca abbia successo e devo ricordarmi, dopo l’acquisto, di non nutrire assolutamente la pianta.

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Una spremuta di chicchi poliformi

Quando si vuole scrivere qualcosa su di un blog è meglio categorizzare i propri scritti. Questa frase sembra banale, ma quando si deve decidere un nome da dare alla categoria che ospiterà i posts, soprattutto se gli argomenti raggruppati in questa sezione del blog sono i più disparati, il cammino creativo digitale può diventare arduo. Ho pensato che avrei dovuto letteralmente spermere le meningi per trovare un nome che potessere essere adatto, quando, all`improvviso si è accesa una lampadina solare a forma di mouse nella mia testa. È stata la parola spremere a darmi l’ ispirazione, ricordai un’espressione particolare: una spremuta di chicchi al vetro. È un modo alternativo per denominare una tazza di caffè, l`ho trovato abbastanza calzante per descrivere la categoria che volvevo creare. Quest`ultima, infatti, conterrà le mie riflessioni personali, piuttosto disparate e senza un ordine preciso, le quali possono essere definite come delle spremute di chicchi, che sono i miei pensieri. Questa spremitura sarà rigorosamente al vetro, poiché passerà attraverso lo schermo del computer. Il caffè ha poco a che fare con questa intuizione creativa, ma l`idea di prenderne una tazzina con un cioccolatino, mentre scrivo, mi piace e forse anche esso ha una piccola parte nella stesura di questo post.

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